L’uso di piante officinali nell’herpes zoster deve essere collocato all’interno di una strategia di terapia integrata e complementare, mai alternativa agli antivirali convenzionali. Le evidenze disponibili si distribuiscono su tre ambiti principali: l’attività antivirale diretta (perlopiù documentata in vitro o su modelli cellulari), l’azione antinfiammatoria e cicatrizzante sulle lesioni cutanee, e la modulazione del dolore neuropatico nella fase di nevralgia post-erpetica. La tabella seguente riassume il profilo di ciascuna pianta.
| Pianta |
Principi attivi chiave |
Ambito d’azione |
Tipo di evidenza |
Uso prevalente |
| Melissa officinalis |
Acido rosmarinico, acido caffeico |
Antivirale (HSV-1/2 in vitro) |
Studi in vitro (3 pubblicazioni) |
Topico (olio essenziale, estratto) |
| Hypericum perforatum |
Ipericina, iperforina, flavonoidi |
Antivirale + analgesico neuropatico |
In vitro + 1 RCT topico vs aciclovir |
Topico (formulazione standardizzata) |
| Calendula officinalis |
Faradiolo, taraxasterolo, carotenoidi |
Cicatrizzante, antinfiammatorio cutaneo |
Revisioni sistematiche (evidenza moderata) |
Topico (crema, olio, tintura madre) |
| Capsicum spp. (capsaicina) |
Capsaicina (vanilloide) |
Analgesico neuropatico (NPE) |
Meta-analisi di 6 RCT |
Topico (crema 0,025-0,075% o cerotto 8%) |
| Glycyrrhiza glabra |
Glicirrizina (acido glicirrizico) |
Antivirale diretto su VZV in vitro |
2 studi in vitro su ceppi VZV |
Topico (con cautela per uso sistemico) |
| Echinacea spp. |
Polisaccaridi, alchilammidi |
Immunomodulazione aspecifica |
RCT negativo su herpes ricorrente |
Orale (evidenza insufficiente) |
Melissa officinalis L.
La Melissa officinalis (famiglia Lamiaceae) deve la sua attività antivirale principalmente all’acido rosmarinico e agli altri composti fenolici presenti nelle foglie (acido caffeico, acido ferulico). Tre studi in vitro hanno documentato questa attività nei confronti dei virus della famiglia Herpesviridae.
Dimitrova et al. (1993) hanno dimostrato che gli estratti acquosi di melissa esercitano un effetto virucida su HSV-1 con inattivazione del virus entro 3-6 ore, un’attività attribuita alla presenza di acidi fenolici identificati per cromatografia su strato sottile [1]. Schnitzler et al. (2008) hanno mostrato che l’olio essenziale riduce la formazione di placche virali del 98,8% per HSV-1 e del 97,2% per HSV-2 a concentrazioni non citotossiche, con un’azione che avviene prima che il virus raggiunga la cellula ospite [2]. Astani et al. (2014) hanno infine confermato che sia l’estratto acquoso sia l’acido rosmarinico isolato inibiscono l’attaccamento e la penetrazione di HSV-1 aciclovir-resistente nelle cellule bersaglio, con valori di IC50 compresi tra 0,13 e 0,23 µg/mL, senza alcun effetto sulla replicazione intracellulare [3].
Va tenuto presente che questi studi riguardano HSV-1 e HSV-2, non il VZV: sebbene appartengano alla stessa famiglia, sono virus biologicamente distinti. La trasferibilità dei risultati all’herpes zoster richiederebbe studi specifici su VZV e trial clinici controllati che al momento non sono disponibili.
Hypericum perforatum L. (Iperico)
L’Iperico (erba di San Giovanni, famiglia Hypericaceae) contiene due classi di composti particolarmente rilevanti in questo contesto: l’ipericina e la pseudoipericina (naftodiantroni, responsabili dell’attività antivirale) e l’iperforina (floroglucinoloide, con azione neuromodulatoria e analgesica). A questi si aggiungono flavonoidi, tannini e xantoni.
Cao et al. (2022) hanno chiarito il meccanismo antivirale molecolare dell’ipericina: il composto inibisce l’endonucleasi alcalina di HSV-1 (proteina UL12), bloccando l’elaborazione del DNA virale replicato e causando l’accumulo anomalo dei nucleocapsidi nel nucleo. Lo studio ha documentato anche effetti virucidi diretti e inibizione nelle fasi precoci del ciclo replicativo [4]. Sul versante clinico, Clewell et al. (2012) hanno condotto un RCT su 149 pazienti con lesioni erpetiche cutanee, confrontando una formulazione topica a base di solfato di rame e H. perforatum con aciclovir crema al 5%. La formulazione botanica ha mostrato una tollerabilità significativamente migliore, con probabilità di bruciore e formicolio 1,9 volte maggiori nel gruppo aciclovir, e un’efficacia clinica complessivamente comparabile [5].
L’iperforina, agendo da inibitore della ricaptazione di serotonina, dopamina, noradrenalina e GABA, può contribuire alla modulazione del dolore neuropatico nella nevralgia post-erpetica, pur in assenza di trial clinici specifici per questa indicazione. L’iperico è pero un potente induttore del citocromo P450 3A4 e della glicoproteina P: le interazioni farmacologiche sono numerose e clinicamente rilevanti, come dettagliato nella sezione dedicata.
Calendula officinalis L. (Calendula)
La Calendula officinalis (famiglia Asteraceae) è una delle piante officinali piu studiate per l’uso dermatologico. Le sue proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e antivirali sono attribuite a diversi costituenti: i triterpeni pentaciclici (faradiolo e suoi esteri, taraxasterolo), i flavonoidi (isoramnetina, quercetina), i carotenoidi (beta-carotene, luteina, zeaxantina) e le saponine.
Le prime evidenze antivirali risalgono a Bogdanova et al. (1970), che documentarono in modelli cellulari un’attività inibitoria di estratti di C. officinalis nei confronti del virus influenzale e del virus herpes simplex [6]. Piu recentemente, Givol et al. (2019), in una revisione sistematica di 14 studi (7 su animali e 7 clinici), hanno mostrato che gli estratti di Calendula accelerano la risoluzione della fase infiammatoria acuta e favoriscono la produzione di tessuto di granulazione nelle ferite, con risultati eterogenei per le lesioni croniche [7]. Una revisione precedente di Leach (2008) aveva raggiunto conclusioni piu caute, sottolineando la qualità limitata degli studi disponibili e la necessità di RCT metodologicamente piu rigorosi [8].
In pratica clinica, i preparati topici di Calendula (tintura madre, olio o crema standardizzata in faradioli) vengono usati sulle lesioni dell’herpes zoster per accelerare la cicatrizzazione, ridurre l’infiammazione locale e prevenire la sovrainfezione batterica. Non esistono studi clinici sull’attività anti-VZV nell’uomo: l’azione è da considerarsi esclusivamente sintomatica e locale.
Capsicum annuum L. / Capsicum frutescens L.: capsaicina per la nevralgia post-erpetica
La capsaicina è l’alcaloide vanilloide estratto dai frutti del genere Capsicum ed è il principio attivo fitoterapico con la base di evidenza clinica piu solida per il trattamento della nevralgia post-erpetica. Il meccanismo d’azione è ben caratterizzato: la capsaicina si lega al recettore TRPV1 (Transient Receptor Potential Vanilloid 1) sulle fibre nervose di tipo C, provocandone una desensibilizzazione progressiva e una deplezione di sostanza P, il neuropeptide chiave nella trasmissione del segnale doloroso. Con l’applicazione ripetuta, le fibre C perdono temporaneamente la loro funzionalità, con una riduzione del dolore percepito che si mantiene per settimane.
Yong et al. (2017) hanno analizzato in una revisione sistematica e meta-analisi 6 RCT controllati con placebo sull’uso topico di capsaicina nella nevralgia post-erpetica. Tutti gli studi inclusi erano a favore del trattamento, con una riduzione media del punteggio del dolore compresa tra -31% e -4,3% rispetto al placebo [9]. Le formulazioni disponibili vanno dalle creme a bassa concentrazione (0,025-0,075%, da applicare 3-4 volte al giorno per diverse settimane) ai cerotti ad alta concentrazione all’8%, la cui singola applicazione di 60 minuti richiede supervisione medica. Il principale effetto indesiderato è una sensazione di bruciore transitorio nella sede di applicazione, che tende a ridursi progressivamente con i cicli successivi.
Glycyrrhiza glabra L. (Liquirizia): attività anti-VZV diretta
La Glycyrrhiza glabra (famiglia Fabaceae) è una delle poche piante officinali per cui esiste documentazione scientifica di attività antivirale diretta nei confronti del VZV, il virus responsabile dell’herpes zoster. Il composto responsabile è la glicirrizina (acido glicirrizico), un triterpene saponosinico presente in abbondanza nella radice.
Baba e Shigeta (1987) hanno testato la glicirrizina su cinque ceppi di VZV in colture di fibroblasti embrionali umani, rilevando una dose media inibente del 50% (ID50) di 0,71 mM. A una concentrazione di 2,4 mM la glicirrizina inattivava oltre il 99% delle particelle virali in 30 minuti, con effetti additivi o lievemente sinergici quando combinata con aciclovir o interferone-beta [10]. Shebl et al. (2012) hanno confermato l’attività antivirale di estratti di liquirizia su ceppi VZV isolati da pazienti, rilevando pero un’efficacia nettamente inferiore rispetto ad aciclovir e interferone alfa-2a [11].
Il meccanismo ipotizzato riguarda l’interazione con le glicoproteine dell’involucro virale e la riduzione delle citochine pro-infiammatorie. C’è pero un limite pratico importante: le concentrazioni efficaci in vitro sono sensibilmente superiori a quelle raggiungibili con l’uso topico tradizionale, e mancano completamente dati clinici controllati nell’uomo. Sul fronte della sicurezza, l’assunzione sistemica prolungata di glicirrizina in dosi eccessive causa pseudoiperaldosteronismo (ritenzione di sodio, ipokaliemia, ipertensione arteriosa); la dose giornaliera di acido glicirrizico non dovrebbe superare i 100 mg. La liquirizia è controindicata in gravidanza (per approfondire: Erbe medicinali in gravidanza: evidenze, sicurezza e indicazioni cliniche).
Echinacea spp.: immunomodulazione senza prove specifiche
Le preparazioni di Echinacea purpurea e E. angustifolia (famiglia Asteraceae) godono di grande popolarità come immunostimolanti. In vitro e su modelli animali, i polisaccaridi e le alchilammidi dell’echinacea attivano macrofagi, cellule NK e la produzione di interferoni di tipo I. Quando pero si passa dall’in vitro alla clinica, i risultati sono deludenti: un RCT in doppio cieco controllato con placebo, condotto per un anno su 50 pazienti con herpes genitale ricorrente, non ha evidenziato alcun beneficio statisticamente significativo di E. purpurea sulla frequenza o gravità delle recidive [12]. Studi specifici per l’herpes zoster nell’uomo non esistono. L’uso dell’echinacea in questo contesto rimane empirico e non supportato da evidenze cliniche adeguate.